Social Media Marketing Trends 2010

Ecco alcuni spunti per chi si occuperà di Social Media Marketing nel 2010.

UNFRIEND – Gli utenti saranno più SELETTIVI, rivedendo alcune scelte del passato. Le amicizie inutili, fastidiose, noiose saranno cancellate. Le aziende che non vorranno essere “unfriended” sarà bene che si attrezzino in fretta a risultare interessanti e ricche di contenuti.

DISTRUST – recensioni fasulle, pareri pilotati, campagne di buzz gestite da eserciti di finti consumatori: aspettiamoci utenti maturi, capaci sempre di più di distinguere e verificare. Nielsen ha recentemente pubblicato una ricerca che da gli italiani al secondo posto nella classifica della fiducia online, dopo i vietnamiti e prima di cinesi e francesi, ma nonostante questo, già adesso la credibilità di molti siti di opinioni è messa in discussione, perchè la gente sa che lì le aziende si auto-recensiscono. Il pubblico digitale è in grado di spostarsi velocemente da un sito all’altro, quando si accorge di prendere delle fregature. Ecco perchè aziende come Tripadvisor stanno cercando di correre ai ripari.

PRIVACY – L’euforia dei primi anni si andrà spegnendo e nel 2010 sarà il turno di un utilizzo più maturo dei social network. In molti divideranno gli aspetti professionali da quelli privati, pur mantenendosi legati ai grandi aggregatori (Facebook, Twitter) aprendo più di un account o gestendo con più oculatezza le proprie policy di pubblicazione. La Privacy sarà sempre di più (ma questo è un macro-trend degli ultimi 15 anni) la moneta corrente. Gli utenti saranno sempre più coscienti, però, del valore economico intrinseco che la loro privacy di fatto ha. Chiedere ai consumatori un pagamento in privacy, senza un’adeguata remunerazione sarà sempre più fallimentare.

SEARCH&SOCIAL –  Le campagne di Social Media Marketing saranno sempre più vincolate a specifici obiettivi SEO. Le aziende hanno ormai compreso (o capiranno presto) l’importanza di ragionare in maniera integrata (Internet PR + SEO +SEM + Content + Engagement) definendo obiettivi chiari e misurabili, come ad esempio, l’indicizzazione delle mie campagne di Social media Marketing sui motori di ricerca.

Ricerca Webtrends sui Social Networks: meglio esserci, se si sa cosa dire.

Su Spot&Web di oggi è stata pubblicata una ricerca interessante condotta in UK su un panel principalmente di giovani (85% degli intervistati sotto i 35 anni). Webtrends ha chiesto ai consumatori: “Che cosa pensi della presenza dei brand nei social media e qual è, a tuo avviso, il tipo di interazione più efficace?”.

  • 25% ritiene che il gradimento del brand possa aumentare grazie all’interazione sui social media.
  • 75% dichiara che dopo dopo aver interagito con il brand, la sua opinione è effettivamente migliorata
  • 50% degli utenti di Twitter e un terzo degli utenti di Facebook dichiarano di essere stati in contatto con un brand
  • 3 navigatori su 4 (85% degli under 35) affermano di essere decisamente favorevoli alla presenza dei brand nei social
  • media
  • soltanto l’8% degli utenti ha indicato questo canale come punto d’incontro preferito per comunicazioni marketing. Il 55% dei consumatori fra i 18 e i 24 anni e dal 64% di quelli fra i 45 e i 54 anni indicano invece l’email come metodo preferito per ricevere questo tipo di messaggi
  • il 50% degli intervistati sopra i 55 anni d’età crede che i social media rappresentino un canale adatto per le aziende
  • il 39% si lamenta che c’è troppa pubblicità sui siti e la metà degli intervistati dichiara che smetterebbe di navigare in un sito di social network se questo diventasse troppo commerciale.

Insomma un po’ di conferme a quanto andiamo dicendo da un po’. Lo sforzo richiesto alle aziende è instaurare un dialogo non tanto e non solo sui propri prodotti/offerte commerciali, ma sui mondi che essi evocano, trasformandosi loro stesse in entertainment media.

L’importanza di un contenuto di qualità come fattore abilitante la relazione online incrementa sempre più, visto che ormai non basta essere parte della conversazione (pubblicare un blog piuttosto che aprire  un account su Facebook o Twitter). L’arena competitiva digitale richiede invece piani editoriali articolati e interessanti in grado di catalizzare il consenso del lettore e contemporaneamente di ottenere vantaggi nel posizionamento nei motori di ricerca.

Social Media: causa o effetto del bisogno di vere relazioni ?

Andrea mi ha segnalato un articolo interessante e paranoico su Facebook, visto come un’arma dell’establishment per lucrare anche sull’amicizia, scritto da Tom Hodgkinson

http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook

Eccone uno stralcio, ma vale la pena leggerlo tutto:

“Facebook appeals to a kind of vanity and self-importance in us, too. If I
put up a flattering picture of myself with a list of my favourite things, I
can construct an artificial representation of who I am in order to get sex
or approval. (“I like Facebook,” said another friend. “I got a shag out of
it.”) ”

e poi anche

“Clearly, Facebook is another uber-capitalist experiment: can you make money
out of friendship? Can you create communities free of national boundaries –
and then sell Coca-Cola to them? Facebook is profoundly uncreative. It makes
nothing at all. It simply mediates in relationships that were happening
anyway. ”

Il tema che mi colpisce di più, a parte gli aspetti imprenditoriali approfonditi dall’autore, è sempre quello relativo alle relazioni. Ogni giorno mi trovo a promuovere un’idea di Internet come di un sistema relazionale complesso ed efficace. Credo che questo sia vero ma bisogna intendersi sull’essenza stessa delle relazioni interpersonali nel mondo moderno.

Questo è uno dei temi maggiormente dibattuti da tempo e che solo in parte riguarda l’utilizzo dei Social Network anche se è chiaro che femomeni come Facebook amplificano esponenzialmente l’eco del problema dell’incomunicabilità.

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Ad ascoltare il parere autorevole di molti sociologi (vedi Bauman) sembra quasi che qualsiasi cosa facciamo, in qualsiasi modo lo facciamo, sia effettivamente impossibile per noi (uomini post-moderni…) affermarci come personalità solide, materiche, definite, costretti come siamo in una immanente “liquidità” che coivolge anche il nostro essere. Una relazione, l’amore stesso, non sono altro che atti di estrema fiducia che decidiamo di compiere verso un “altro da sè” ineffabile, inconoscibile.

Ognuno di noi ha la propria esperienza e la mia mi porta a dire che i Social Network hanno migliorato le mie relazioni, dandomi maggiori occasioni e argomenti di contatto con le persone che mi stanno attorno. Non posso però evitare di chiedermi se tenere un blog, avere circa 12 profili in altrettanti social network, etc non sia anche per me semplicemente uno strumento per affermare la mia personalità. Sono veramente io quello che appare su Internet?

Di nuovo andiamo a chiedere aiuto al buon vecchio Pirandello, che non conosceva i Social Network, ma metteva l’accendo sull’impossibilità di una conoscenza reale della persona.  Avevo già scritto su questo tema qui.

In un mondo sempre più interconnesso, in cui “nessuno è un’isola”, come ognuno di noi può definire se stesso se non in funzione del proprio ruolo sociale? Sta di fatto però che il successo del web 2.0 e di fenomeni come facebook è una conseguenza e non una causa di questa indeterminatezza insita nell’uomo moderno. Anzi forse è una strada per superarla, nel momento in cui imparassimo ad usare efficacemente questi strumenti.