Intervento alla Social Media Week

Si è svolto presso lo spazio eventi TVN il workshop dal titolo “Dall’offline al web, dal digitale al social. Come evolvono modelli di marketing e advertising nell’era della multicanalità“. Un ulteriore appuntamento con l’Osservatorio Multicanalità di Nielsen, Connexia e Politecnico di Milano, in cui Cetti Galante, io e Andrea Boaretto, abbiamo rispettivamente portato all’attenzione tre aspetti fondamentali legati al mondo digitale e dei social network.

Ha poi seguito una tavola rotonda condotta da Michele Ficara Manganelli.

E’ stata un bellissimo pomeriggio, grazie ale quasi 300 persone che hanno partecipato!

Trovate qui di seguito le mie slide, mentre sono disponibili sul sito www.multicanalita.it e su Slideshare gli interventi di Andrea e Cetti.

Grazie a Pubblicità Italia, abbiamo anche una Gallery di foto e, qui sotto, un bel video che riassume l’evento.

 

Come integrare il Marketing Mix tradizionale attraverso i Social Media

Per il seminario di Giovedì prossimo ho preparato questa slide che rappresenta come il marketing tradizionale nel suo complesso viene modificato dai Social Network.

In sostanza il Social Media Marketing non è solo questione di visibilità online o un ulteriore elemento del digital media mix: si tratta di qualcosa di più. Un fattore chiave in grado di cambiare radicalmente il modo di pensare l’impresa, i prodotti, le persone e i processi.

Social Media Marketing Mix

Social Media Marketing Mix

Blog, autorevolezza, sponsored conversations e Wommi

Ho partecipato domenica scorsa alla chiacchierata avvenuta negli uffici di Matteo Flora (The Fool S.r.L.),

Riprendo per comodità l’elenco dei partecipanti da Delymiyh:

Stefano VittaLara Finiguerra (ZZUB), Simone Lovati (ADVBOUCLE Strategic Minds), Umberto Lisiero(PromoDigital), Roberto DaddaFrancesco MorettoMarco Camisani Calzolari (Speakage), Alessandro Vitale (DBA Trade).

Da remoto: Roberto FelterGioxxWollyAlexiacoAndrea ContinoLuca Sartoni

Bene, il tema che interessa a tutti è il seguente. Introdurre, in maniera lecita, con modalità forse da chierire/spiegare/migliorare (cosa sempre possibile) il pay per post non solo nei network di nanopublishing ma anche e sopratutto fra i blogger privati, porterà i blog stessi verso la deriva che hanno preso i media tradizionali?

Se fossi un blogger, cosa che non sono, sapere che sul mio blog, a pagamento, potrei fornire pareri su indicazioni di Brand che investono in visibilità, mi porterebbe ad essere meno trasparente?

Io ho sempre pensato che la crescita dell’autorevolezza dei blog fosse legata all’assenza di controllo diretto ed indiretto (ecco una slide presentata nel convegno Adico di Novembre):

Schema visibilità, controllo, autorevolezza

Sempre di più si sente il bisogno che associazioni come il Wommi (unico ente esistente ad avere a cuore questi temi nello specifico in Italia) facciano  lo stesso percorso della sorella maggiore Womma.

Mi piace l’idea di creare un tavolo tecnico nel Wommi in cui affrontare il tema in modo strutturato.

Per il resto rimando al video registrato domenica.


Osservatorio Multicanalità 2009

Ecco la presentazione fatta in occasione dell’Osservatorio Multicanalità 2009, il 4 Febbraio 2010.

Social Media Marketing Trends 2010

Ecco alcuni spunti per chi si occuperà di Social Media Marketing nel 2010.

UNFRIEND – Gli utenti saranno più SELETTIVI, rivedendo alcune scelte del passato. Le amicizie inutili, fastidiose, noiose saranno cancellate. Le aziende che non vorranno essere “unfriended” sarà bene che si attrezzino in fretta a risultare interessanti e ricche di contenuti.

DISTRUST – recensioni fasulle, pareri pilotati, campagne di buzz gestite da eserciti di finti consumatori: aspettiamoci utenti maturi, capaci sempre di più di distinguere e verificare. Nielsen ha recentemente pubblicato una ricerca che da gli italiani al secondo posto nella classifica della fiducia online, dopo i vietnamiti e prima di cinesi e francesi, ma nonostante questo, già adesso la credibilità di molti siti di opinioni è messa in discussione, perchè la gente sa che lì le aziende si auto-recensiscono. Il pubblico digitale è in grado di spostarsi velocemente da un sito all’altro, quando si accorge di prendere delle fregature. Ecco perchè aziende come Tripadvisor stanno cercando di correre ai ripari.

PRIVACY – L’euforia dei primi anni si andrà spegnendo e nel 2010 sarà il turno di un utilizzo più maturo dei social network. In molti divideranno gli aspetti professionali da quelli privati, pur mantenendosi legati ai grandi aggregatori (Facebook, Twitter) aprendo più di un account o gestendo con più oculatezza le proprie policy di pubblicazione. La Privacy sarà sempre di più (ma questo è un macro-trend degli ultimi 15 anni) la moneta corrente. Gli utenti saranno sempre più coscienti, però, del valore economico intrinseco che la loro privacy di fatto ha. Chiedere ai consumatori un pagamento in privacy, senza un’adeguata remunerazione sarà sempre più fallimentare.

SEARCH&SOCIAL –  Le campagne di Social Media Marketing saranno sempre più vincolate a specifici obiettivi SEO. Le aziende hanno ormai compreso (o capiranno presto) l’importanza di ragionare in maniera integrata (Internet PR + SEO +SEM + Content + Engagement) definendo obiettivi chiari e misurabili, come ad esempio, l’indicizzazione delle mie campagne di Social media Marketing sui motori di ricerca.

Ricerca Webtrends sui Social Networks: meglio esserci, se si sa cosa dire.

Su Spot&Web di oggi è stata pubblicata una ricerca interessante condotta in UK su un panel principalmente di giovani (85% degli intervistati sotto i 35 anni). Webtrends ha chiesto ai consumatori: “Che cosa pensi della presenza dei brand nei social media e qual è, a tuo avviso, il tipo di interazione più efficace?”.

  • 25% ritiene che il gradimento del brand possa aumentare grazie all’interazione sui social media.
  • 75% dichiara che dopo dopo aver interagito con il brand, la sua opinione è effettivamente migliorata
  • 50% degli utenti di Twitter e un terzo degli utenti di Facebook dichiarano di essere stati in contatto con un brand
  • 3 navigatori su 4 (85% degli under 35) affermano di essere decisamente favorevoli alla presenza dei brand nei social
  • media
  • soltanto l’8% degli utenti ha indicato questo canale come punto d’incontro preferito per comunicazioni marketing. Il 55% dei consumatori fra i 18 e i 24 anni e dal 64% di quelli fra i 45 e i 54 anni indicano invece l’email come metodo preferito per ricevere questo tipo di messaggi
  • il 50% degli intervistati sopra i 55 anni d’età crede che i social media rappresentino un canale adatto per le aziende
  • il 39% si lamenta che c’è troppa pubblicità sui siti e la metà degli intervistati dichiara che smetterebbe di navigare in un sito di social network se questo diventasse troppo commerciale.

Insomma un po’ di conferme a quanto andiamo dicendo da un po’. Lo sforzo richiesto alle aziende è instaurare un dialogo non tanto e non solo sui propri prodotti/offerte commerciali, ma sui mondi che essi evocano, trasformandosi loro stesse in entertainment media.

L’importanza di un contenuto di qualità come fattore abilitante la relazione online incrementa sempre più, visto che ormai non basta essere parte della conversazione (pubblicare un blog piuttosto che aprire  un account su Facebook o Twitter). L’arena competitiva digitale richiede invece piani editoriali articolati e interessanti in grado di catalizzare il consenso del lettore e contemporaneamente di ottenere vantaggi nel posizionamento nei motori di ricerca.

Il Rock è morto, viva il rock! Disquisizioni “liquide” sul pessimismo in occidente.

Prendo spunto da un editoriale di Carlo Antonelli su Rolling Stone di Settembre ma passerò un bel po’ di palo in frasca… chiedo scusa, ma Agosto porta evidentemente a riflessioni in libertà. Lascio a chi legge il compito di ricondurre tutto ad una più… cordiale coerenza.

Antonelli, per intenderci è quello che ha dichiarato “la mia felicita’ massima e’ non aver mai neanche aperto myspace.com. sono per evitare perdite di tempo”, con tutta la saggezza e lo storcere di nasi (anche nel sottoscritto) che questa frase può portarsi dietro.

Nell’editoriale – provo a riassumere concetti espressi in modalità e forme molto più articolate e colte – sostanzialmente si elogia come atteggiamento “rock” quello delle persone non omologabili secondo nessuna categoria “classica”: né l’alternativo maledetto, né (ancora peggio) del mito del reality-show-rokkettaro-fighetto.

Nell’editoriale, Anotonelli porta in causa la Chiesa, che ci vorrebbe realizzati “nella totalità della persona in ogni sua dimensione”. Questo richiamo alla “totalità”, al “bene ultimo” (Antonelli cita Aristotele), infatti, secondo il Direttore, non è riconducibile a nessun concetto imposto, preordinato, omologante. Il testo dell’editoriale, molto intelligentemente, è circondato di foto di persone comuni: grassi o magri, pelati o brizzolati, sudati, non più giovani o non ancora anziani, che ballano e si divertono. Quello è rock.

Viva le singolarità, quindi, viva “le marginalità” e abbasso il “casting generalizzato”.

Bello, ricco di spunti e riflessioni questo ragionamento, pur immerso in una rivista votata (correttamente), ad un sano e ampio rapporto con le imprese, i marchi, la pubblicità e la moda (vedi le foto di Roberto Bolle, l’uomo anti-rock per eccellenza, che zompetta davanti ad un fotografo, imitando i miti del rock, vestito Diesel, Prada, etc).

Ecco i ragionamenti che mi ha stimolato Antonelli, che ringrazio “in differita”.

Il rifiuto dell’omologazione, secondo questo concetto, deve rinunciare anche a sè stesso, dev’essere cioè marginale, incosciente, spontaneo, perchè proprio di spontaneità c’è bisogno in questo mondo in cui perfino il rock (l’espressione massima di quella forza che ha saputo comunicare a intere generazioni la voglia di cambiare, di trasgredire, di migliorare o peggiorare senza freni) fatica a trovare un’identità. Tutto è contemporaneamente e volutamente showbiz e anti-showbiz.

Sarà che prima di essermi votato al Jazz sono stato rockettaro per 15 anni, ma leggere di questo disagio latente anche con riferimento al rock, mi ha generato altre riflessioni.

Esiste una depressione diffusa e solo parzialmente cosciente, in tutte le fasce d’età, dovuta all’assenza di “valori universali” (democratici, antidemocratici, hippy, conservatori, reazionari, etc)? L’assenza di punti di rifermiento, la società “liquida” di Bauman (definizione che ha avuto tanto successo da essere essa stessa ormai tanto medializzata da apparire svuotata di significato) dove ci porteranno?

La generazione “x” aveva Internet, una delle più grandi invenzioni nella storia dell’umanità, come elemento identificante. La generazione “y” sta vivendo una cinetica fluidità fra stili di vita diversi (“il fighetto”, l”emo”, “l’indie”, lo “snowboarder” tutti intercambiabili) euforisticamente divertita e non preoccupata dal cercare di apparire coerente. Ma cosa verrà dopo?

Pensiamo a società e istituzioni. E’ di estrema attualità il fatto che il “perbenismo” (con qualsiasi accezione, negativa o positiva) non sta più in chi ci governa e i “Bastard Song of Dioniso” durante il programma X-factor, sono una maggiore rappresentazione della fedeltà di coppia dell’attuale Presidente del Consiglio italiano. In ogni schieramento politico troviamo laici e cattolici, ex-comunisti e imprenditori, mafiosi e integerrimi. Il presidente del NASDAQ si rivela il più grande truffatore della storia.

Faccio un “salto quantico”: pensiamo a quello che è oggi il concetto di Tempo e il ruolo della Scienza.

Il Tempo era una volta una categoria immutabile del pensiero e dell’essere, secondo Aristotele. Questo pensiero è ancora radicato in molti di noi, mentre oggi tutta la “gente che se ne intende”, gli scienziati, insomma, ci dicono che il Tempo è di per sè relativo  e non si è ancora scoperto il motivo per cui a noi umani sembra scorrere nella stessa direzione, in realtà non c’è niente che impedisca il contrario, scientificamente potrebbe scorrere all’indietro e in avanti contemporaneamente (vedi Paul Davies ne “I Misteri del tempo”).

La Fisica moderna poi ci dice che, se si guarda bene bene, da vicino vicino, è scientificamente impossibile dare un senso ai comportamenti della materia (*). Sebbene questo sia un principio scientifico che ha 70 anni, è stato diffuso al grande pubblico solo a partire dagli anni settanta (quando è stato anche dimostrato in laboratorio) e comincia a essere “senso comune” solo adesso, a quarant’anni dallo sbarco sulla luna che aveva reso l’umanità fiduciosa nell’onnipotenza della scienza. “Macché onnipotenza!”, direbbe l’uomo della strada, la scienza ha creato da decenni una bella legge fisica, che le impedisce di dare un senso alle cose!!

Se poi Antonelli che dice che un ballerino vestito alla moda è più “rock” di Pino Scotto (per passare ancora dal serio al faceto) allora è come se l’evoluzione della società umana improvvisamente, dopo anni di “tesi” ed “antitesi” hegeliane, improvvisamente si ritrovi in un magma indistinto, in cui la tesi si confonde con l’altitesi e viceversa.

Ci troviamo improvvisamente tutti (senza distinzioni di età) parte di una generazione ‘punto di domanda’?  Cosa dobbiamo pensare? Soprattutto, come dobbiamo pensare?

La forte sensazione che per prima colpisce è che nella società moderna (in particolare Europea), stia raggiungendo la sua massima efficacia “il secondo principio della termodinamica”:

“In un sistema isolato l’entropia è una funzione non decrescente nel tempo.”

Mi spiego meglio. Se l’occidente è un sistema isolato dal resto del mondo (e indubbiamente lo è sotto molti aspetti) allora con l’avanzare del tempo avremo una situazione di entropia sempre crescente. L’entropia è misura del disordine dell’universo. In fisica, quando un sistema raggiunge il massimo dell’Entropia è considerabile termodinamicamente morto. Possiamo pensare che nella società funzioni lo stesso principio? Qui purtroppo a me mancano le competenze sociologiche adeguate, e quindi mi fermo, perchè la mia vuole essere solo una suggestione, magari qualcuno mi aiuta a riempire questo vuoto.

Ma, e qui sta il colpo di scena… :), personalmente mi ritrovo ad essere molto ottimista sul futuro del mondo, per una serie di ragioni:

– Sono ormai oltre 70 anni che il mondo, dal punto di vista geopolitico globale, vive in relativa pace, tranquillità e benessere. (non ignoro il Vietnam, il problemi dell’Africa, l’Irak, etc, ma siamo comunque lontani da conflitti come quello della seconda guerra mondiale). Evidentemente non avere più “tesi” ed “antitesi” così marcate paga.

– Ci sono paesi democratici nel mondo che hanno ancora la giustificata sensazione che ci sia tutto da fare e da dimostrare e in cui questi dipo di ragionamenti non verrebbero forse neanche capiti (il Brasile, ad esempio): credo possibile che il loro entusiasmo si trasferisca osmoticamente in occidente.

– Internet (per i nativi o gli immigrati digitali) comunque c’è. Con il suo bagaglio di socialità, la potenza devastante del passaparola, la diffusione democratica dell’informazione non può che migliorare il mondo.

Insomma, è tempo che ci preoccupiamo di trovare e diffondere le ragioni dell’ottimismo, probabilmente molti ne hanno bisogno. L’ottimismo, in fondo, è rock&roll!

(*) La fisica dei quanti si basa sul cosiddetto “principio di indeterminazione” di W. Heisenberg. Questo principio ci dice che tutto ciò che può essere misurato o osservato è soggetto a fluttuazioni spontanee: possono accadere, cioé, cambiamenti improvvisi senza ragione alcuna. Possiamo osservare in laboratorio come il fenomeno dei quanti faccia accadere delle cose senza ragione apparente.

BateoCamp a Venezia

6:00 – 10:30 ARRIVO E PICCOLI INCONVENIENTI

Il BateoCamp a Venezia inizia a dir poco in maniera rocambolesca. Vengo in sostituzione di Massimo (Cortinovis, nda), mi sveglio all’alba e mi vesto come un pinguino, anche per un appuntamento nel pomeriggio.

Arrivo alle nove, spacco il secondo, sì, ma mi spacco in 4 per il caldo anche! Mi spoglio subito della giacca e mi accorgo adesso che è pure Venerdì e che devo anche andare in spiaggia con un battello di blogger… ormai il danno è fatto.IMG_0106

La notizia è che a Venezia si naviga in wifi e noi testeremo il sistema su un battello che farà il giro  fra i canali. Gratis et amore dei, a tempo indeterminato, per i residenti, come mi spiega Cimny, che è un’autoctona. I turisti pagano, quanto? Cimny non lo sa, ma adesso mi informo su www.cittadinanzadigitale.com anzi, dopo tre pagine vengo mandato su http://www.veniceconnected.com/ che poi mi manda su una pagina in cui mi dice che devo prenotare almeno 7 giorni prima (…?) e poi trovo un Calendario che mi porta ad un’altra pagina in cui alla fine scopro che… devo comprare anche il Ticket per il trasporto pubblico!!! dagli 11 euro ai 42 euro (quest’ultimo però vale per 7 giorni)… Sempre Cimny mi dice che non ci sono ancora tutte le zone cablate.

Comunque è una figata e sembra funzionare molto bene.

10.30-12.30

Si naviga e si suda, si suda e si naviga. Ogni tanto cade la linea a metà di un upload di foto, ma tant’è. Sono terrorizzato dai tempi… riuscirò a tornare a Milano? Evidentemente mi piace vivere pericolosamente: ho il treno di rientro alle 15.00… arrivo alle 18:00 e appuntamento entro le 19.00.

In compenso ho guadagnato un simpatico braccialetto:

IMG_0113

Arriva il sindaco Cacciari e scopro che la più anziana iscritta fra i 10.000 di Cittadinanza Digitale è del 1915 e il più giovane è del 2000. Il ViceSindaco Michele Vianello dice che non si ispira a nessun’altra città se non Venezia e che il modello di business dell’operazione è basato sul soddisfacimento dei diritti inalienabili dei Veneziani (!).

Cacciari

13.00 ARRIVO AL LIDO

Ho deciso, non riuscirò mai a tornare a Milano in tempo, molto meglio seguire l’evento fino in fondo.

Vianello dice: “In Italia si può fare, non come chi non sa gestire twitter o Facebook e allora li censura. Vogliamo lanciare una gara per l’utilizzo della banda larga per le imprese, parliamo di finanza di progetto. la rete è una cosa diversa dal telefono, cosa non chiara in Italia. Una gara per usare una rete a 100 mega è basata sui contenuti. Lì si misura la capacità di essere neutrale. Il comune mette le infrastrutture e il wellfare che la rete è in grado di abilitare, anche in termini di sperimentazione. Il pubblico, come stato sociale può pagare questa parte. I servizi invece a valore aggiunto (vedere l’anteprima della mostra del cinema) possono essere pagati dal singolo.

Non esiste ancora una strada italiana alla cittadinanza digitale, Venezia vuole sperimentare una strada insieme agli opinion leader. Venezia può diventare il laboratorio digitale d’Italia, ma non da sola, ha bisogno delle aziende e di chi opera nella rete e di autorevoli istituti come MIT che ha collaborato con loro.

Nel prossimo autunno un barcamp da fare a Venezia per tirare le somme e per partire.”

Poi parte un video (ahimè senza audio). L’impressione però è che si sia scelto la modalità giusta per lanciare Venezia come città-laboratorio che possa guidare un’evoluzione positiva di Internet in Italia.

Vianello

Poi ancora Vianello: “Voglio la fibra ottica in tutte le biblioteche di Venezia per sperimentare l’utilizzo di questi strumenti di connettività, che siano cellulari o PC. Presto l’estensione del servizio a Giudecca e Mestre.”

Walter Baldassi: “In rete c’è la mappa delle future realizzazioni sul sito di Cittadinanza Digitale, compreso biblioteche e centri sportivi”

Vianello: “Venezia ha un’azienda informatica e TLC senza andare in concorrenza con SUN, IBM, Cisco ma collaborando con loro su un piano di parità e non subalternità”

Ora si va di panini e bibite, discussioni ed approfondimenti.

Marketing in tempo di crisi: ecco le strategie OnDemand

 Ascoltando Kotler, ieri all’evento “La pubblicità è servita” (che come Connexia abbiamo avuto la fortuna di supportare e di cui trovate il live blogging di Max qui) sono stato molto stimolato dal tema del marketing in tempo di crisi.

Nei ragionamenti successivi, fatti anche con alcuni amici, mi sono convinto che la crisi stia accelerando alcuni processi inarrestabili e che in parte la sua fenomenologia possa diventare strutturale al sistema.

Intendo dire che concordo con Kotler che l’effetto “turbolenza” sarà nel prossimo medio periodo un fatto strutturale del mercato. Allora, da “artigiano” del marketing, mi chiedo cosa potrei proporre ai miei clienti?

La prima cosa che mi viene in mente è una strategia in grado di cogliere le opportunità del mercato, flessibile e che punti alle vendite.

In pratica se negli ultimi trent’anni abbiamo fatto ogni sforzo per portare nel mestiere delle vendite i concetti di marketing (creando i cd. venditori “marketing oriented”, in grado di veicolare la cd. “value proposition” dell’azienda in modo “coerente col suo posizionamento” etc…) ora è tempo di fare anche il contrario, cioè portare un po’ di tecniche di vendita nelle nostre strategie.

Mi spiego meglio. Il Venditore, se è tale veramente, ha alcune caratteristiche fondamentali, ognuna delle quali è collegata ad una FASE SPECIFICA DEL PROCESSO DI VENDITA:

1 – SA PRENDERSI DEI RISCHI (“prenditi un rischio al giorno”) E LE OPPORTUNITA’ PIU’ PICCOLE E NASCOSTE (“cerca il diamante grezzo nella cenere”)

2- SA PRESENTARSI IN MODO ADEGUATO (“hai solo 10 secondi per fare una buona prima impressione e dimostrarti un interlocutore credibile”)

3- SA ADATTARE IL PROPRIO LINGUAGGIO ALL’AMBIENTE (“ehi, amico, niente barzellette qui, ok?”)

4 – SA ASCOLTARE I PROPRI INTERLOCUTORI (“fai tante domande e poi, quando ti viene voglia di parlare, fai un’altra domanda”)

5 – SI METTE DALLA PARTE DEL CLIENTE (“è una questione di cuore, si tratta di passare dall’altra parte del tavolo e lavorare insieme al cliente”)

6 – SA GESTIRE LE OBIEZIONI (“non fidarti di chi è entusiasta del tuo prodotto, i clienti veri sono quelli che ti mostrano i loro dubbi e ti danno la possibilità di dar loro una risposta”)

7 – SA INCANALARE IL PROCESSO DECISIONALE FINO ALL’ACQUISTO (“se ho risposto a tutte le tue domande, se credi veramente che questa sia la migliore scelta per te: me la compri adesso?”)

Se ci pensate bene con Internet possiamo fare tutte queste cose, con un approccio al marketing MENO TEORICO e più FINALIZZATO. Si dice sempre più spesso che non c’è più differenza fra ciò che è strategico e ciò che è tattico. Si dice che non esiste più la possibilità di pianificare il posizionamento di un brand come se fosse la costruzione di un ponte, perchè si fa i conti con un “empowerment” del consumatore che è in grado di stravolgere i tuoi piani, bene vorrei lanciare qualche provocazione, allora, magari da approfondire nei prossimi giorni insieme:

1 – PRENDERSI I RISCHI E COGLIERE LE OPPORTUNITÀ: ISTANT MARKETS

Mettiamo da parte del budget da usare strategicamente per sondare mercati, settori, prodotti “by opportunity”. L’importante è allocare persone e soldi a questo scopo. Pianificare la conquista di un mercato non basta: bisogna essere flessibili e saper cogliere le opportunità, sapendo che potremmo fallire nel tentativo. 

2 – PRESENTARSI IN MODO ADEGUATO: COMPANY RESTYLING 

Care aziende, in tempo di crisi è meglio darsi una bella ripulita, buttare via i vestiti logori e mettersi dei vestiti adeguati. Ripensiamo ad ogni aspetto della nostra comunicazione, da quella interna, al packaging, al punto vendita e sopratutto al WEB: siti belli, semplici, ricchi di funzionalità e integrati con i Social media. Lo so, è banale, ma molte aziende/agenzie che stanno sperimentando le più avanzate tecniche di marketing online, ogni tanto si dimenticano le basi…

3 – ADATTARE IL LINGUAGGIO: BEHAVIOURAL BRANDING

Il brand non può più essere un monolite, un totem su cui sacrificare le opportunità di mercato. “Potremmo fare questa cosa, ma non è coerente col posizionamento del brand”… tutto bene, nel mondo in cui il posizionamento era direttamente proporzionale alle leve di comunicazione che tu stesso azionavi, ma oggi il nostro brand è in mano ai consumatori, che ci fanno in ogni caso quello che vogliono. Lo prendono in giro, lo idolatrano, si appassionano lo sminuiscono, e sanno come farlo sapere agli altri. Per quanti sforzi faremo, l’EQUITY del nostro brand non la manterremo mai solo con la coerenza, ma sapendo che dobbiamo essere anche noi altrettanto liquidi ed adattabili quanto i nostri iterlocutori

4- ASCOLTARE: CORSI DI EAR-TRAINING 2.0 PER AMMINISTRATORI DELEGATI

Certo, alle volte basterebbe leggere di più i faldoni che i nostri reponsabili ricerche ci mettono sulle scrivanie tutti i mesi, inoltre troppe volte ho visto le facce stupite di alcuni manager quando digitavo il loro brand/prodotto/settoredimercato su google e cliccavo su “cerca”: “il mio concorrente è più presente di me?” “chi è quel tizio che dice che siamo troppo cari? sicuramente uno che non conta nulla!” “non ci sono neanche?e la concorrenza sì!” Un po’ più di tempo sulle ricerche e un po’ di alfabetizzazione su internet già farebbero molto. Ma la cosa più importante è capire che  la gente su internet parla di noi: ascoltiamola, interroghiamola e dopo interroghiamola e poi ascoltiamola ancora un po’…. Le tecniche, le aziende ci sono: apriamo le orecchie ai consumatori!

5 – DALLA PARTE DEL CLIENTE: HEART-VERTISING

Perchè presentare ogni prodotto o servizio “al sapor di marketta”? Intendo dire, che, almeno su Internet, essere naturali e puntare sulle caratteristiche del proprio prodotto che portano davvero vantaggi al consumatore, talvolta è molto più efficace. Usare di più la passione per il proprio lavoro, per il servizio che si offre, senza essere barbosi, ovviamente. ECCEZIONE: se vendete abbonamenti a suonerie o altri servizi per cellulari attraverso pubblicità ingannevole, dimenticate tutto quello che ho scritto, farete i soldi senza un briciolo di cuore.

6 –  GESTIRE LE OBIEZIONI: LE PR “SALES ORIENTED”

Sicuramente, abbiamo detto, che persone parlano di noi, su internet. Se aprissimo un canale di ascolto e di interazione (che sia un blog  o un profilo su twitter) parlerebbero anche CON noi. A quel punto NON DOBBIAMO AVERE PAURA delle obiezioni: un obiezione, una lamentela, una criticità gestita pubblicamente, spesso si traduce nel 20% dei casi in un atteggiamento neutro, la maggioranza delle volte, invece genera un SENTIMENT POSITIVO e CONTAGIOSO. Le nostre Pubbliche Relazioni, allora, potrebbero aprirsi con più costanza alle cosiddette “Internet PR” perchè molto più facilmente questo può generare vendite e profitti!

7 –  INCANALARE IL PROCESSO DI ACQUISTO: FUNNEL MARKETING COMMUNICATION

Usare internet per accompagnare il processo di acquisto. Non significa implementare un eCommerce a tutti i costi, NON significa lanciare coupon e promozioni come se piovesse. Significa usare la multicanalità fino al momento della vendita e nel post vendita, attraverso una strategia ad imbuto che veicoli messaggi corretti a seconda dello stato di avvicinamento del consumatore alla scelta.

Su Binario Zero intervistato da Massimo Melica

QUI E’ POSSIBILE SCARICARE la mia intervista nella rubrica CODICE BINARIO de IL VELINO

Codice Binario

E’ stato un piacere conoscere Massimo Melica e Elisa Palmieri. Tutti i progetti di Massimo sono, devo dire, molto interessanti.