BateoCamp a Venezia

6:00 – 10:30 ARRIVO E PICCOLI INCONVENIENTI

Il BateoCamp a Venezia inizia a dir poco in maniera rocambolesca. Vengo in sostituzione di Massimo (Cortinovis, nda), mi sveglio all’alba e mi vesto come un pinguino, anche per un appuntamento nel pomeriggio.

Arrivo alle nove, spacco il secondo, sì, ma mi spacco in 4 per il caldo anche! Mi spoglio subito della giacca e mi accorgo adesso che è pure Venerdì e che devo anche andare in spiaggia con un battello di blogger… ormai il danno è fatto.IMG_0106

La notizia è che a Venezia si naviga in wifi e noi testeremo il sistema su un battello che farà il giro  fra i canali. Gratis et amore dei, a tempo indeterminato, per i residenti, come mi spiega Cimny, che è un’autoctona. I turisti pagano, quanto? Cimny non lo sa, ma adesso mi informo su www.cittadinanzadigitale.com anzi, dopo tre pagine vengo mandato su http://www.veniceconnected.com/ che poi mi manda su una pagina in cui mi dice che devo prenotare almeno 7 giorni prima (…?) e poi trovo un Calendario che mi porta ad un’altra pagina in cui alla fine scopro che… devo comprare anche il Ticket per il trasporto pubblico!!! dagli 11 euro ai 42 euro (quest’ultimo però vale per 7 giorni)… Sempre Cimny mi dice che non ci sono ancora tutte le zone cablate.

Comunque è una figata e sembra funzionare molto bene.

10.30-12.30

Si naviga e si suda, si suda e si naviga. Ogni tanto cade la linea a metà di un upload di foto, ma tant’è. Sono terrorizzato dai tempi… riuscirò a tornare a Milano? Evidentemente mi piace vivere pericolosamente: ho il treno di rientro alle 15.00… arrivo alle 18:00 e appuntamento entro le 19.00.

In compenso ho guadagnato un simpatico braccialetto:

IMG_0113

Arriva il sindaco Cacciari e scopro che la più anziana iscritta fra i 10.000 di Cittadinanza Digitale è del 1915 e il più giovane è del 2000. Il ViceSindaco Michele Vianello dice che non si ispira a nessun’altra città se non Venezia e che il modello di business dell’operazione è basato sul soddisfacimento dei diritti inalienabili dei Veneziani (!).

Cacciari

13.00 ARRIVO AL LIDO

Ho deciso, non riuscirò mai a tornare a Milano in tempo, molto meglio seguire l’evento fino in fondo.

Vianello dice: “In Italia si può fare, non come chi non sa gestire twitter o Facebook e allora li censura. Vogliamo lanciare una gara per l’utilizzo della banda larga per le imprese, parliamo di finanza di progetto. la rete è una cosa diversa dal telefono, cosa non chiara in Italia. Una gara per usare una rete a 100 mega è basata sui contenuti. Lì si misura la capacità di essere neutrale. Il comune mette le infrastrutture e il wellfare che la rete è in grado di abilitare, anche in termini di sperimentazione. Il pubblico, come stato sociale può pagare questa parte. I servizi invece a valore aggiunto (vedere l’anteprima della mostra del cinema) possono essere pagati dal singolo.

Non esiste ancora una strada italiana alla cittadinanza digitale, Venezia vuole sperimentare una strada insieme agli opinion leader. Venezia può diventare il laboratorio digitale d’Italia, ma non da sola, ha bisogno delle aziende e di chi opera nella rete e di autorevoli istituti come MIT che ha collaborato con loro.

Nel prossimo autunno un barcamp da fare a Venezia per tirare le somme e per partire.”

Poi parte un video (ahimè senza audio). L’impressione però è che si sia scelto la modalità giusta per lanciare Venezia come città-laboratorio che possa guidare un’evoluzione positiva di Internet in Italia.

Vianello

Poi ancora Vianello: “Voglio la fibra ottica in tutte le biblioteche di Venezia per sperimentare l’utilizzo di questi strumenti di connettività, che siano cellulari o PC. Presto l’estensione del servizio a Giudecca e Mestre.”

Walter Baldassi: “In rete c’è la mappa delle future realizzazioni sul sito di Cittadinanza Digitale, compreso biblioteche e centri sportivi”

Vianello: “Venezia ha un’azienda informatica e TLC senza andare in concorrenza con SUN, IBM, Cisco ma collaborando con loro su un piano di parità e non subalternità”

Ora si va di panini e bibite, discussioni ed approfondimenti.

Social Media: causa o effetto del bisogno di vere relazioni ?

Andrea mi ha segnalato un articolo interessante e paranoico su Facebook, visto come un’arma dell’establishment per lucrare anche sull’amicizia, scritto da Tom Hodgkinson

http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook

Eccone uno stralcio, ma vale la pena leggerlo tutto:

“Facebook appeals to a kind of vanity and self-importance in us, too. If I
put up a flattering picture of myself with a list of my favourite things, I
can construct an artificial representation of who I am in order to get sex
or approval. (“I like Facebook,” said another friend. “I got a shag out of
it.”) ”

e poi anche

“Clearly, Facebook is another uber-capitalist experiment: can you make money
out of friendship? Can you create communities free of national boundaries –
and then sell Coca-Cola to them? Facebook is profoundly uncreative. It makes
nothing at all. It simply mediates in relationships that were happening
anyway. ”

Il tema che mi colpisce di più, a parte gli aspetti imprenditoriali approfonditi dall’autore, è sempre quello relativo alle relazioni. Ogni giorno mi trovo a promuovere un’idea di Internet come di un sistema relazionale complesso ed efficace. Credo che questo sia vero ma bisogna intendersi sull’essenza stessa delle relazioni interpersonali nel mondo moderno.

Questo è uno dei temi maggiormente dibattuti da tempo e che solo in parte riguarda l’utilizzo dei Social Network anche se è chiaro che femomeni come Facebook amplificano esponenzialmente l’eco del problema dell’incomunicabilità.

facebook_getty_2

Ad ascoltare il parere autorevole di molti sociologi (vedi Bauman) sembra quasi che qualsiasi cosa facciamo, in qualsiasi modo lo facciamo, sia effettivamente impossibile per noi (uomini post-moderni…) affermarci come personalità solide, materiche, definite, costretti come siamo in una immanente “liquidità” che coivolge anche il nostro essere. Una relazione, l’amore stesso, non sono altro che atti di estrema fiducia che decidiamo di compiere verso un “altro da sè” ineffabile, inconoscibile.

Ognuno di noi ha la propria esperienza e la mia mi porta a dire che i Social Network hanno migliorato le mie relazioni, dandomi maggiori occasioni e argomenti di contatto con le persone che mi stanno attorno. Non posso però evitare di chiedermi se tenere un blog, avere circa 12 profili in altrettanti social network, etc non sia anche per me semplicemente uno strumento per affermare la mia personalità. Sono veramente io quello che appare su Internet?

Di nuovo andiamo a chiedere aiuto al buon vecchio Pirandello, che non conosceva i Social Network, ma metteva l’accendo sull’impossibilità di una conoscenza reale della persona.  Avevo già scritto su questo tema qui.

In un mondo sempre più interconnesso, in cui “nessuno è un’isola”, come ognuno di noi può definire se stesso se non in funzione del proprio ruolo sociale? Sta di fatto però che il successo del web 2.0 e di fenomeni come facebook è una conseguenza e non una causa di questa indeterminatezza insita nell’uomo moderno. Anzi forse è una strada per superarla, nel momento in cui imparassimo ad usare efficacemente questi strumenti.

Tanzania e multicanalità: un anno dopo.

Nel Novembre 2007 sono stato per la prima volta in Tanzania. La prima cosa che mi ha colpito, già mentre scendevo dall’aereo, è stata il numero impressionante pubblicità di operatori mobili.  Ora, le pubblicità, in Africa, sono ENORMI o almeno a me apparivano tali, circondate com’erano dal nulla più assoluto.

Ci sono tre principali compagnie telefoniche in Tanzania che si contendono tutti gli spazi pubblicitari disponibili in ogni angolo della città e della savana.

In Tanzania, sui pacchetti di sigarette, al posto degli anatemi occidentali trovi le istruzioni per giocare ad un Instant Win via telefonino.

I pescatori di Zanzibar, una volta imbarcato faticosamente il pesce, un po’ come degli operatori di borsa, hanno l’abitudine di intessere, mentre navigano sui loro dow, una fitta rete di telefonate per capire in quale porto conviene andare a venderlo: Bagamoyo o Dar Es Salam?

Giovane Masai in Tanzania al cellulareLì i Masai, dico, i VERI Masai, con tanto di vestiti tradizionali e lancia, navigano in internet col loro Vaio comodamente seduti sul catorcio di un vecchio fuoristrada Toyota.

L’anno scorso il mio viaggio in Tanzania è arrivato prima del Convegno dell’Osservatorio Multicanalità ed ho aperto la mia presentazione con questa foto. Anche quest’anno, per un puro caso, il convegno arriverà due settimane dopo il mio rientro in Italia, e sono convinto che in un anno la multicanalità tanzaniana avrà fatto passi da gigante… tutto sta a capire se in avanti o indietro.