Osservatorio Multicanalità 2009

Ecco la presentazione fatta in occasione dell’Osservatorio Multicanalità 2009, il 4 Febbraio 2010.

Social Media Marketing Trends 2010

Ecco alcuni spunti per chi si occuperà di Social Media Marketing nel 2010.

UNFRIEND – Gli utenti saranno più SELETTIVI, rivedendo alcune scelte del passato. Le amicizie inutili, fastidiose, noiose saranno cancellate. Le aziende che non vorranno essere “unfriended” sarà bene che si attrezzino in fretta a risultare interessanti e ricche di contenuti.

DISTRUST – recensioni fasulle, pareri pilotati, campagne di buzz gestite da eserciti di finti consumatori: aspettiamoci utenti maturi, capaci sempre di più di distinguere e verificare. Nielsen ha recentemente pubblicato una ricerca che da gli italiani al secondo posto nella classifica della fiducia online, dopo i vietnamiti e prima di cinesi e francesi, ma nonostante questo, già adesso la credibilità di molti siti di opinioni è messa in discussione, perchè la gente sa che lì le aziende si auto-recensiscono. Il pubblico digitale è in grado di spostarsi velocemente da un sito all’altro, quando si accorge di prendere delle fregature. Ecco perchè aziende come Tripadvisor stanno cercando di correre ai ripari.

PRIVACY – L’euforia dei primi anni si andrà spegnendo e nel 2010 sarà il turno di un utilizzo più maturo dei social network. In molti divideranno gli aspetti professionali da quelli privati, pur mantenendosi legati ai grandi aggregatori (Facebook, Twitter) aprendo più di un account o gestendo con più oculatezza le proprie policy di pubblicazione. La Privacy sarà sempre di più (ma questo è un macro-trend degli ultimi 15 anni) la moneta corrente. Gli utenti saranno sempre più coscienti, però, del valore economico intrinseco che la loro privacy di fatto ha. Chiedere ai consumatori un pagamento in privacy, senza un’adeguata remunerazione sarà sempre più fallimentare.

SEARCH&SOCIAL –  Le campagne di Social Media Marketing saranno sempre più vincolate a specifici obiettivi SEO. Le aziende hanno ormai compreso (o capiranno presto) l’importanza di ragionare in maniera integrata (Internet PR + SEO +SEM + Content + Engagement) definendo obiettivi chiari e misurabili, come ad esempio, l’indicizzazione delle mie campagne di Social media Marketing sui motori di ricerca.

Ricerca Webtrends sui Social Networks: meglio esserci, se si sa cosa dire.

Su Spot&Web di oggi è stata pubblicata una ricerca interessante condotta in UK su un panel principalmente di giovani (85% degli intervistati sotto i 35 anni). Webtrends ha chiesto ai consumatori: “Che cosa pensi della presenza dei brand nei social media e qual è, a tuo avviso, il tipo di interazione più efficace?”.

  • 25% ritiene che il gradimento del brand possa aumentare grazie all’interazione sui social media.
  • 75% dichiara che dopo dopo aver interagito con il brand, la sua opinione è effettivamente migliorata
  • 50% degli utenti di Twitter e un terzo degli utenti di Facebook dichiarano di essere stati in contatto con un brand
  • 3 navigatori su 4 (85% degli under 35) affermano di essere decisamente favorevoli alla presenza dei brand nei social
  • media
  • soltanto l’8% degli utenti ha indicato questo canale come punto d’incontro preferito per comunicazioni marketing. Il 55% dei consumatori fra i 18 e i 24 anni e dal 64% di quelli fra i 45 e i 54 anni indicano invece l’email come metodo preferito per ricevere questo tipo di messaggi
  • il 50% degli intervistati sopra i 55 anni d’età crede che i social media rappresentino un canale adatto per le aziende
  • il 39% si lamenta che c’è troppa pubblicità sui siti e la metà degli intervistati dichiara che smetterebbe di navigare in un sito di social network se questo diventasse troppo commerciale.

Insomma un po’ di conferme a quanto andiamo dicendo da un po’. Lo sforzo richiesto alle aziende è instaurare un dialogo non tanto e non solo sui propri prodotti/offerte commerciali, ma sui mondi che essi evocano, trasformandosi loro stesse in entertainment media.

L’importanza di un contenuto di qualità come fattore abilitante la relazione online incrementa sempre più, visto che ormai non basta essere parte della conversazione (pubblicare un blog piuttosto che aprire  un account su Facebook o Twitter). L’arena competitiva digitale richiede invece piani editoriali articolati e interessanti in grado di catalizzare il consenso del lettore e contemporaneamente di ottenere vantaggi nel posizionamento nei motori di ricerca.

BateoCamp a Venezia

6:00 – 10:30 ARRIVO E PICCOLI INCONVENIENTI

Il BateoCamp a Venezia inizia a dir poco in maniera rocambolesca. Vengo in sostituzione di Massimo (Cortinovis, nda), mi sveglio all’alba e mi vesto come un pinguino, anche per un appuntamento nel pomeriggio.

Arrivo alle nove, spacco il secondo, sì, ma mi spacco in 4 per il caldo anche! Mi spoglio subito della giacca e mi accorgo adesso che è pure Venerdì e che devo anche andare in spiaggia con un battello di blogger… ormai il danno è fatto.IMG_0106

La notizia è che a Venezia si naviga in wifi e noi testeremo il sistema su un battello che farà il giro  fra i canali. Gratis et amore dei, a tempo indeterminato, per i residenti, come mi spiega Cimny, che è un’autoctona. I turisti pagano, quanto? Cimny non lo sa, ma adesso mi informo su www.cittadinanzadigitale.com anzi, dopo tre pagine vengo mandato su http://www.veniceconnected.com/ che poi mi manda su una pagina in cui mi dice che devo prenotare almeno 7 giorni prima (…?) e poi trovo un Calendario che mi porta ad un’altra pagina in cui alla fine scopro che… devo comprare anche il Ticket per il trasporto pubblico!!! dagli 11 euro ai 42 euro (quest’ultimo però vale per 7 giorni)… Sempre Cimny mi dice che non ci sono ancora tutte le zone cablate.

Comunque è una figata e sembra funzionare molto bene.

10.30-12.30

Si naviga e si suda, si suda e si naviga. Ogni tanto cade la linea a metà di un upload di foto, ma tant’è. Sono terrorizzato dai tempi… riuscirò a tornare a Milano? Evidentemente mi piace vivere pericolosamente: ho il treno di rientro alle 15.00… arrivo alle 18:00 e appuntamento entro le 19.00.

In compenso ho guadagnato un simpatico braccialetto:

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Arriva il sindaco Cacciari e scopro che la più anziana iscritta fra i 10.000 di Cittadinanza Digitale è del 1915 e il più giovane è del 2000. Il ViceSindaco Michele Vianello dice che non si ispira a nessun’altra città se non Venezia e che il modello di business dell’operazione è basato sul soddisfacimento dei diritti inalienabili dei Veneziani (!).

Cacciari

13.00 ARRIVO AL LIDO

Ho deciso, non riuscirò mai a tornare a Milano in tempo, molto meglio seguire l’evento fino in fondo.

Vianello dice: “In Italia si può fare, non come chi non sa gestire twitter o Facebook e allora li censura. Vogliamo lanciare una gara per l’utilizzo della banda larga per le imprese, parliamo di finanza di progetto. la rete è una cosa diversa dal telefono, cosa non chiara in Italia. Una gara per usare una rete a 100 mega è basata sui contenuti. Lì si misura la capacità di essere neutrale. Il comune mette le infrastrutture e il wellfare che la rete è in grado di abilitare, anche in termini di sperimentazione. Il pubblico, come stato sociale può pagare questa parte. I servizi invece a valore aggiunto (vedere l’anteprima della mostra del cinema) possono essere pagati dal singolo.

Non esiste ancora una strada italiana alla cittadinanza digitale, Venezia vuole sperimentare una strada insieme agli opinion leader. Venezia può diventare il laboratorio digitale d’Italia, ma non da sola, ha bisogno delle aziende e di chi opera nella rete e di autorevoli istituti come MIT che ha collaborato con loro.

Nel prossimo autunno un barcamp da fare a Venezia per tirare le somme e per partire.”

Poi parte un video (ahimè senza audio). L’impressione però è che si sia scelto la modalità giusta per lanciare Venezia come città-laboratorio che possa guidare un’evoluzione positiva di Internet in Italia.

Vianello

Poi ancora Vianello: “Voglio la fibra ottica in tutte le biblioteche di Venezia per sperimentare l’utilizzo di questi strumenti di connettività, che siano cellulari o PC. Presto l’estensione del servizio a Giudecca e Mestre.”

Walter Baldassi: “In rete c’è la mappa delle future realizzazioni sul sito di Cittadinanza Digitale, compreso biblioteche e centri sportivi”

Vianello: “Venezia ha un’azienda informatica e TLC senza andare in concorrenza con SUN, IBM, Cisco ma collaborando con loro su un piano di parità e non subalternità”

Ora si va di panini e bibite, discussioni ed approfondimenti.

Marketing in tempo di crisi: ecco le strategie OnDemand

 Ascoltando Kotler, ieri all’evento “La pubblicità è servita” (che come Connexia abbiamo avuto la fortuna di supportare e di cui trovate il live blogging di Max qui) sono stato molto stimolato dal tema del marketing in tempo di crisi.

Nei ragionamenti successivi, fatti anche con alcuni amici, mi sono convinto che la crisi stia accelerando alcuni processi inarrestabili e che in parte la sua fenomenologia possa diventare strutturale al sistema.

Intendo dire che concordo con Kotler che l’effetto “turbolenza” sarà nel prossimo medio periodo un fatto strutturale del mercato. Allora, da “artigiano” del marketing, mi chiedo cosa potrei proporre ai miei clienti?

La prima cosa che mi viene in mente è una strategia in grado di cogliere le opportunità del mercato, flessibile e che punti alle vendite.

In pratica se negli ultimi trent’anni abbiamo fatto ogni sforzo per portare nel mestiere delle vendite i concetti di marketing (creando i cd. venditori “marketing oriented”, in grado di veicolare la cd. “value proposition” dell’azienda in modo “coerente col suo posizionamento” etc…) ora è tempo di fare anche il contrario, cioè portare un po’ di tecniche di vendita nelle nostre strategie.

Mi spiego meglio. Il Venditore, se è tale veramente, ha alcune caratteristiche fondamentali, ognuna delle quali è collegata ad una FASE SPECIFICA DEL PROCESSO DI VENDITA:

1 – SA PRENDERSI DEI RISCHI (“prenditi un rischio al giorno”) E LE OPPORTUNITA’ PIU’ PICCOLE E NASCOSTE (“cerca il diamante grezzo nella cenere”)

2- SA PRESENTARSI IN MODO ADEGUATO (“hai solo 10 secondi per fare una buona prima impressione e dimostrarti un interlocutore credibile”)

3- SA ADATTARE IL PROPRIO LINGUAGGIO ALL’AMBIENTE (“ehi, amico, niente barzellette qui, ok?”)

4 – SA ASCOLTARE I PROPRI INTERLOCUTORI (“fai tante domande e poi, quando ti viene voglia di parlare, fai un’altra domanda”)

5 – SI METTE DALLA PARTE DEL CLIENTE (“è una questione di cuore, si tratta di passare dall’altra parte del tavolo e lavorare insieme al cliente”)

6 – SA GESTIRE LE OBIEZIONI (“non fidarti di chi è entusiasta del tuo prodotto, i clienti veri sono quelli che ti mostrano i loro dubbi e ti danno la possibilità di dar loro una risposta”)

7 – SA INCANALARE IL PROCESSO DECISIONALE FINO ALL’ACQUISTO (“se ho risposto a tutte le tue domande, se credi veramente che questa sia la migliore scelta per te: me la compri adesso?”)

Se ci pensate bene con Internet possiamo fare tutte queste cose, con un approccio al marketing MENO TEORICO e più FINALIZZATO. Si dice sempre più spesso che non c’è più differenza fra ciò che è strategico e ciò che è tattico. Si dice che non esiste più la possibilità di pianificare il posizionamento di un brand come se fosse la costruzione di un ponte, perchè si fa i conti con un “empowerment” del consumatore che è in grado di stravolgere i tuoi piani, bene vorrei lanciare qualche provocazione, allora, magari da approfondire nei prossimi giorni insieme:

1 – PRENDERSI I RISCHI E COGLIERE LE OPPORTUNITÀ: ISTANT MARKETS

Mettiamo da parte del budget da usare strategicamente per sondare mercati, settori, prodotti “by opportunity”. L’importante è allocare persone e soldi a questo scopo. Pianificare la conquista di un mercato non basta: bisogna essere flessibili e saper cogliere le opportunità, sapendo che potremmo fallire nel tentativo. 

2 – PRESENTARSI IN MODO ADEGUATO: COMPANY RESTYLING 

Care aziende, in tempo di crisi è meglio darsi una bella ripulita, buttare via i vestiti logori e mettersi dei vestiti adeguati. Ripensiamo ad ogni aspetto della nostra comunicazione, da quella interna, al packaging, al punto vendita e sopratutto al WEB: siti belli, semplici, ricchi di funzionalità e integrati con i Social media. Lo so, è banale, ma molte aziende/agenzie che stanno sperimentando le più avanzate tecniche di marketing online, ogni tanto si dimenticano le basi…

3 – ADATTARE IL LINGUAGGIO: BEHAVIOURAL BRANDING

Il brand non può più essere un monolite, un totem su cui sacrificare le opportunità di mercato. “Potremmo fare questa cosa, ma non è coerente col posizionamento del brand”… tutto bene, nel mondo in cui il posizionamento era direttamente proporzionale alle leve di comunicazione che tu stesso azionavi, ma oggi il nostro brand è in mano ai consumatori, che ci fanno in ogni caso quello che vogliono. Lo prendono in giro, lo idolatrano, si appassionano lo sminuiscono, e sanno come farlo sapere agli altri. Per quanti sforzi faremo, l’EQUITY del nostro brand non la manterremo mai solo con la coerenza, ma sapendo che dobbiamo essere anche noi altrettanto liquidi ed adattabili quanto i nostri iterlocutori

4- ASCOLTARE: CORSI DI EAR-TRAINING 2.0 PER AMMINISTRATORI DELEGATI

Certo, alle volte basterebbe leggere di più i faldoni che i nostri reponsabili ricerche ci mettono sulle scrivanie tutti i mesi, inoltre troppe volte ho visto le facce stupite di alcuni manager quando digitavo il loro brand/prodotto/settoredimercato su google e cliccavo su “cerca”: “il mio concorrente è più presente di me?” “chi è quel tizio che dice che siamo troppo cari? sicuramente uno che non conta nulla!” “non ci sono neanche?e la concorrenza sì!” Un po’ più di tempo sulle ricerche e un po’ di alfabetizzazione su internet già farebbero molto. Ma la cosa più importante è capire che  la gente su internet parla di noi: ascoltiamola, interroghiamola e dopo interroghiamola e poi ascoltiamola ancora un po’…. Le tecniche, le aziende ci sono: apriamo le orecchie ai consumatori!

5 – DALLA PARTE DEL CLIENTE: HEART-VERTISING

Perchè presentare ogni prodotto o servizio “al sapor di marketta”? Intendo dire, che, almeno su Internet, essere naturali e puntare sulle caratteristiche del proprio prodotto che portano davvero vantaggi al consumatore, talvolta è molto più efficace. Usare di più la passione per il proprio lavoro, per il servizio che si offre, senza essere barbosi, ovviamente. ECCEZIONE: se vendete abbonamenti a suonerie o altri servizi per cellulari attraverso pubblicità ingannevole, dimenticate tutto quello che ho scritto, farete i soldi senza un briciolo di cuore.

6 –  GESTIRE LE OBIEZIONI: LE PR “SALES ORIENTED”

Sicuramente, abbiamo detto, che persone parlano di noi, su internet. Se aprissimo un canale di ascolto e di interazione (che sia un blog  o un profilo su twitter) parlerebbero anche CON noi. A quel punto NON DOBBIAMO AVERE PAURA delle obiezioni: un obiezione, una lamentela, una criticità gestita pubblicamente, spesso si traduce nel 20% dei casi in un atteggiamento neutro, la maggioranza delle volte, invece genera un SENTIMENT POSITIVO e CONTAGIOSO. Le nostre Pubbliche Relazioni, allora, potrebbero aprirsi con più costanza alle cosiddette “Internet PR” perchè molto più facilmente questo può generare vendite e profitti!

7 –  INCANALARE IL PROCESSO DI ACQUISTO: FUNNEL MARKETING COMMUNICATION

Usare internet per accompagnare il processo di acquisto. Non significa implementare un eCommerce a tutti i costi, NON significa lanciare coupon e promozioni come se piovesse. Significa usare la multicanalità fino al momento della vendita e nel post vendita, attraverso una strategia ad imbuto che veicoli messaggi corretti a seconda dello stato di avvicinamento del consumatore alla scelta.

PC e Mobile, grazie a Internet, aiuteranno la TV. Italia fanalino di coda?

Leggo oggi su Spot & Web l’articolo riguardante il report di Microsoft “Europe logs on: Internet trends of today & tomorrow”. Vi si legge che:

– Quasi il 50% degli europei dispone di una connessione Internet
– 9 ore alla settimana è il tempo trascorso mediamente sul Web nel 2008 (+27% dal 2004): più tempo rispetto a
quello dedicato a leggere carta stampata, guardare film o giocare a videogiochi
– Differenze tra nord e sud Europa: nei paesi nordici il tasso di penetrazione di Internet è in media del 76%,
contro il 45% dell’Europa meridionale
– L’utilizzo di Internet sembra destinato a spodestare la TV tradizionale entro giugno 2010 (con 2,5 giorni al
mese trascorsi su Internet, contro i 2 giorni della TV tradizionale), tuttavia questo non segnerà il declino della
TV, ma solo un cambiamento nelle modalità di fruizione
– I video on-line sono l’intrattenimento audiovisivo più popolare: più di un europeo su 4 (il 28%) e oltre 300
milioni di persone in tutto il mondo guardano filmati più o meno brevi in Internet
– PC e cellulari acquisiscono sempre maggiore popolarità come mezzi alternativi per usufruire dei contenuti
televisivi e digitali: sempre più utenti accedono a Internet tramite sistemi IPTV, console per videogiochi e cellulari.
– Nei prossimi cinque anni, quindi, la percentuale di tempo dedicato a navigare in Internet con il PC scenderà
dall’attuale 95% al 50%.

Il superamento avverrà non tanto sui numeri assoluti dei fruitori, ma sulle ore settimanali dedicate:internetvstv

Uno scenario in cui PC e Mobile, sostituendo progressivamente la TV, diventano i devices standard per fruire sempre più di contenuti video e garantiranno una nuova giovinezza alla Televisione: sempre più ASINCRONA, sempre più INTERATTIVA.

Bene. Evviva. Il 2010 è vicino.

Piccolo problema: rispetto alla media del Sud Europa (45%) in Italia abbiamo solo il 37% percento di popolazione  connessa ad Internet (Nielsen Online: 22 milioni di Italiani connessi a Dicembre su 58 Milioni di abitanti).

La questione è, a mio avviso, fra le priorità dello sviluppo del sistema paese. Propongo di promuovere con azioni concrete in Italia la diffusione di Internet: sgravi fiscali/incentivi su acquisti di PC e Notebook, sgravi fiscali/incentivi sulle connessioni in Banda larga nelle aree a minor penetrazione, iniziative di comunicazione per incentivare l’uso della Carta di Credito Online, con annessi sgravi sui costi di commissione per gli acquisti online.

Una maggiore alfabetizzazione informatica avrebbe ricadute positive su ogni sfera del vivere civile: rapporti con le istituzioni, maggiore rivendibilità professionale (minore disoccupazione), maggiore informazione sugli acquisti e consapevolezza dei consumatori (Internet per l’85% degli utenti è il mezzo principale per ottenere informazioni su prodotti e servizi – vedi la ricerca dell’Osservatorio Multicanalità per altri dettagli sulle modalità di ricerca di informazioni e conseguente acquisto di prodotti), etc etc

E’ tempo di abbandonare iniziative generiche (i vari gruppi “pro-Internet” in cui ce la suoniamo e ce la cantiamo fra noi internettofili) e promuovere comitati con proposte di legge concrete… qualcuno più autorevole di me prenderà la palla al balzo?

Davide Rossi – mi sento fuori dal coro

Con il solito imperdonabile ritardo commento il video che sta facendo discutere tutti gli internettiani e internettofili (fra cui io).

Sinceramente non posso che rilevare che insieme ad un po’ di bestialità (però in premessa l’ha detto che erano per provocare… e c’è riuscito) dice anche cose magari altrettanto banali ma sensate?

Io sono perchè Youtube et similia vengano trattati come editori, visto che guadagnano dalla pubblicità. Almeno finché esistono le leggi, queste vanno rispettate.

Posso mettere in discussione tutto tranne il principio di legalità, il principio “ignorantia legis non excusat” e lo stato di diritto. Il ritardo legislativo con cui l’Italia si presenta ad affrontare modalità, comportamenti e tecnologie ormai consolidate mi spaventa, ma la pirateria è un reato. Registrare le scenette di zelig e poi metterle su youtube è un reato.

Ragazzi, formiamo comitati, movimenti d’opinione, partiti per far cambiare le leggi, se non ci piacciono. Ma finchè le leggi ci sono, vanno rispettate.

Multicanalità e Politica a Roma grazie a ADN Kronos

Eccomi di ritorno a Milano a sgobbare un po’ per recuperare gli arretrati dovuti alla mia partecipazione al convegno  fortemente voluto e realizzato col validissimo supporto di ADN Kronos e Federico Luperi in particolare, in cui l’Osservatorio Multicanalità ha presentato alcuni dati e considerazioni importanti sul rapporto fra Cittadini e Politica/PA.

Trovate qui tutto lo speciale di ADN sull’evento e sui suoi partecipanti.

Rispetto al convegno di Gennaio, tutte le presentazioni ed i dati sono stati tarati, appunto, sul tema dell’eGovernment. Io ho provato a riassumere un possibile approccio alla comunicazione politica basato sui mezzi di conversazione di massa, che riporto al pubblico giudizio qui sotto:

conversazione_elettorato2

Presentare questi dati alle istituzioni è stato interessante e importante, a mio modo di vedere: c’erano il Governo rappresentato da Gianfranco Rotondi – Ministro per l’Attuazione del Programma, Federica Guidi – Presidente Giovani Imprenditori (in collegamento “ectoplasmatico” con video registrato),  Renata Polverini – Presidente UGL, Maurizio Masciopinto – Direttore Comunicazione del Ministero dell’Interno Dip. Pubblica Sicurezza,  Fabrizio Angelini – Direttore Generale Gruppo Adnkronos.

L’intervento che maggiormante mi è piaciuto è stato quello di Renata Polverini, per diversi motivi. Innanzitutto per la chiarezza e la simpatia dell’esposizione, poi per i contenuti: non mi sarei mai aspettato che un’organizzazione come l’Unione Generale del Lavoro avesse in pancia tanti progetti di cominicazione interna ed esterna basati su un approccio moderno alla Multicanalità:  sms, employee social networks, video online, Facebook (anche se ad entrare su Facebook la Polverini è stata costretta da un “doppelganger”: una persona che le ha “rubato” l’identità senza permesso…). Comunque brava, bene così.

Convegno Osservatorio Multicanalità: un successo

Lo so, lo so, non sta bene che uno si lodi, perchè chi si loda si imbroda, etc etc ….eppure fatemelo dire, oggi il convegno è stato un grande successo.  Sala De Carli gremita, circa 600 persone presenti più almeno 200 in streaming hanno seguito l’evento… insomma mica male no?

Trovate tutto, ma proprio tutto sul convegno sul sito dell’Osservatorio, qui.

Ecco la mia presentazione:

E ringrazio uno per uno per il confronto avuto ieri tutti i partecipanti all’evento di anticipazione dei risultati: Alberto D’Ottavi, Alessio Jacona, Leonardo Bellini, Luca Conti, Luca Oliviero, Massimo Carraro, Michele Ficara Manganelli, Roldano De Persio, Sara Manterini e Guido Arata.

Social Media: causa o effetto del bisogno di vere relazioni ?

Andrea mi ha segnalato un articolo interessante e paranoico su Facebook, visto come un’arma dell’establishment per lucrare anche sull’amicizia, scritto da Tom Hodgkinson

http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook

Eccone uno stralcio, ma vale la pena leggerlo tutto:

“Facebook appeals to a kind of vanity and self-importance in us, too. If I
put up a flattering picture of myself with a list of my favourite things, I
can construct an artificial representation of who I am in order to get sex
or approval. (“I like Facebook,” said another friend. “I got a shag out of
it.”) ”

e poi anche

“Clearly, Facebook is another uber-capitalist experiment: can you make money
out of friendship? Can you create communities free of national boundaries –
and then sell Coca-Cola to them? Facebook is profoundly uncreative. It makes
nothing at all. It simply mediates in relationships that were happening
anyway. ”

Il tema che mi colpisce di più, a parte gli aspetti imprenditoriali approfonditi dall’autore, è sempre quello relativo alle relazioni. Ogni giorno mi trovo a promuovere un’idea di Internet come di un sistema relazionale complesso ed efficace. Credo che questo sia vero ma bisogna intendersi sull’essenza stessa delle relazioni interpersonali nel mondo moderno.

Questo è uno dei temi maggiormente dibattuti da tempo e che solo in parte riguarda l’utilizzo dei Social Network anche se è chiaro che femomeni come Facebook amplificano esponenzialmente l’eco del problema dell’incomunicabilità.

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Ad ascoltare il parere autorevole di molti sociologi (vedi Bauman) sembra quasi che qualsiasi cosa facciamo, in qualsiasi modo lo facciamo, sia effettivamente impossibile per noi (uomini post-moderni…) affermarci come personalità solide, materiche, definite, costretti come siamo in una immanente “liquidità” che coivolge anche il nostro essere. Una relazione, l’amore stesso, non sono altro che atti di estrema fiducia che decidiamo di compiere verso un “altro da sè” ineffabile, inconoscibile.

Ognuno di noi ha la propria esperienza e la mia mi porta a dire che i Social Network hanno migliorato le mie relazioni, dandomi maggiori occasioni e argomenti di contatto con le persone che mi stanno attorno. Non posso però evitare di chiedermi se tenere un blog, avere circa 12 profili in altrettanti social network, etc non sia anche per me semplicemente uno strumento per affermare la mia personalità. Sono veramente io quello che appare su Internet?

Di nuovo andiamo a chiedere aiuto al buon vecchio Pirandello, che non conosceva i Social Network, ma metteva l’accendo sull’impossibilità di una conoscenza reale della persona.  Avevo già scritto su questo tema qui.

In un mondo sempre più interconnesso, in cui “nessuno è un’isola”, come ognuno di noi può definire se stesso se non in funzione del proprio ruolo sociale? Sta di fatto però che il successo del web 2.0 e di fenomeni come facebook è una conseguenza e non una causa di questa indeterminatezza insita nell’uomo moderno. Anzi forse è una strada per superarla, nel momento in cui imparassimo ad usare efficacemente questi strumenti.