Articoli scritti da: Giovanni Pola

Quando Mobile è l’opposto di Social: dalla Friendship Addiction alla Nomofobia

In questo post si affronta il tema degli effetti negativi dell’utilizzo dei mobile device nelle dinamiche sociali afferenti alla vita quotidiana.

Si tratta di una parte del lavoro che stiamo conducendo insieme a Patriza Saolini per la stesura del libro che ci vede come co-autori che purtroppo non troverà posto fra le pagine che saranno pubblicate.

Stiamo parlando di un fenomeno pervasivo che ha forti ricadute anche nel marketing e che subirà una forte impennata man mano che le ultime novità tecnologiche diventeranno d’uso comune. Sicuramente, infatti, il wearable computing (la “tecnologia indossabile” come ad esempio orologi, bracciali e occhiali computerizzati) accelererà il percorso iniziato con smartphone e tablet:
I mobile device diventeranno sempre più strumenti personali, inseparabili custodi della nostra intimità e contemporaneamente chiavi di accesso a tutto nostro mondo: relazioni personali e professionali, affetti, hobby, informazioni, servizi.

La diffusione del mobile genera contemporaneamente un forte volano per tutti i social network (vedi l’infografica relativa a questi dati qui):

  • Più di 750 milioni di utenti accedono a Facebook da 7000 diversi mobile device
  • Il 60% degli utenti Twitter e il 27% di quelli Linkedin accedono da mobile
  • in generale 4,2 miliardi di persone nel mondo accedono ai social da mobile

Una immensa rete sociale collega virtualmente ogni essere umano sulla terra che ha accesso alla tecnologia: difficile parlarne senza che prenda il sopravvento la comune retorica sui valori della condivisione, della co-creazione,  sulla grande socialità diffusa fra nativi digitali, etc. …tutte cose in cui personalmente credo moltissimo, ma che non devono chiuderci gli occhi o farci ridurre a pura ironia le valutazioni sui rischi di questi fenomeni epocali.
Intendiamoci, sicuramente se dovessi scegliere fra una delle categorie di Umberto Eco

  • gli “apocalittici” (coloro i quali pensano che i media hanno una portata sostanzialmente negativa e distruttiva rispetto alla socializzazione)
  • gli “integrati” (chi considera positivi gli effetti della socializzazione tramite new media)

…io farei parte della seconda schiera. Appoggio infatti pienamente la visione di De Kerckhove, che considera i media come semplici estensioni dell’essere umano, alle quali l’uomo si adeguerà con la stessa facilità con cui il corpo umano si adatta quando deve, ad esempio, andare in bicicletta (vedi qui un breve saggio sulle sue teorie).

Questo però non significa che non sia utile lavorare per una maggiore consapevolezza dei rischi nelle persone e sopratutto negli operatori specializzati.

Come dire – proseguendo la metafora della bicicletta – che creare corsie preferenziali e strade proibite alle biciclette non significa non credere che l’uomo sia in grado di guidarle. Così è con il mobile: nonostante la loro diffusione inarrestabile, siamo ancora lontani dall’imparare ad utilizzarli adeguatamente nel contesto fisico e sociale in cui di volta in volta ci troviamo.

texting-at-the-table

Nell’esperienza quotidiana, ognuno di noi ha vissuto episodi sintomatici di questa anti-socialità del mobile:

  • un gruppo di amici passa una serata attorno ad un tavolo (a cena o in un locale): ognuno di loro è concentrato esclusivamente sul proprio device. 
  • gli spettatori di un concerto fruiscono dello spettacolo attraverso il filtro del proprio smartphone sollevato davanti alla faccia o sopra la testa: sono tutti concentrati nel filmare, registrare o fotografare quello che di unico e irripetibile sta accadendo. la registrazione e la successiva condivisione di un’emozione è più importante dell’emozione stessa?
  • il mito del multitasking rende una riunione di lavoro un processo di distrazione reciproca sequenziale: chiunque non stia parlando controlla la posta, chatta oppure gioca fingendo di avere altri e più importanti problemi, con conseguente immane perdita di tempo perchè chi parla perde la motivazione e chi dovrebbe ascoltare rimarrà per sempre della propria idea.
  • persino durante i talkshow (che sempre più spesso diventano risse verbali incomprensibili), i politici, invece di riportare la discussione ad un adeguato livello di civiltà, spesso si perdono nel twittare e messaggiare…

Ancora più inquietante, invece, è scoprire che ci siano molte ricerche che danno sostegno scientifico a queste sensazioni quotidiane.
Qui di seguito una piccola raccolta di studi, di cui ringrazio Linda Pola (… ecco il vantaggio di avere una sorella studiosa di psicologia sociale!) e che riguardano il “lato oscuro” del mobile.

Sindromi
Negli ultimi anni sono state identificate peculiari problematiche e sindromi di natura mentale, certe volte in alcuni individui di pesante e grave entità, legate ad un utilizzo eccessivo del mobile, come:

• la Dipendenza da Social Network o Friendship Addiction
stressed man

Eye Contact

Secondo uno studio di Quantified Impressions, da quando smartphone e tablet sono entrati nelle nostre vite abbiamo quasi perso del tutto l’abitudine di guardare negli occhi (definita eye contact) un’altra persona mentre parliamo. La durata dell’eye contact ai giorni nostri è scesa in una percentuale che oscilla tra il 30% e il 60% rispetto al necessario – vale a dire 2-3 secondi invece dei 7-10 secondi che servirebbero per stabilire un contatto umano significativo con un altro individuo.

eye contact
Mobile, intimità e fiducia
Recenti studi hanno dimostrato che gli smartphone possono essere dannosi per le nostre relazioni sociali. Anche solo avere un telefono vicino, anche senza controllarlo può determinare una forma di inibizione interpersonale. Poter interagire senza un cellulare nelle vicinanze, invece, permette di sperimentare una maggiore vicinanza, intimità fiducia interpersonale ed empatia nei confronti delle persone che abbiamo attorno. Ecco come è andata:
  • Gli autori (Andrew K. Przybylski and Netta Weinstein, University of Essex) hanno chiesto a coppie di sconosciuti di parlare di un evento personale significativo per 10 minuti di faccia a faccia con o senza un cellulare vicino.
  • Successivamente veniva chiesto loro di compilare un questionario che andava a valutare la qualità dello scambio intepersonale che avevano avuto.
  • Le persone che avevano interagito in presenza di un cellulare descrivono l’esperienza come meno positiva e mostrano di aver raggiunto un grado inferiore intimità e di senso di vicinanza con l’interlocutore.

Mobile e altruismo
Secondo una ricerca condotta dall’Università del Maryland, chi tende ad utilizzare troppo il telefonino sarà poi meno aperto verso gli altri, e meno incline ad avere altri rapporti sociali.
I ricercatori hanno notato che, dopo aver parlato a lungo al telefonino, i partecipanti all’esperimento di un primo gruppo erano meno propensi ad avere comportamenti prosociali, ovverosia a svolgere azioni per aiutare gli altri o la società, per esempio sembravano meno disposte a svolgere azioni di volontariato o ad aiutare una raccolta di denaro per beneficienza.
Una simile riduzione dei comportamenti “prosociali” si verificava anche quando ai partecipanti veniva chiesto semplicemente di fare un disegno del loro telefonino e di pensare di utilizzarlo.
Secondo gli studiosi, il mobile potrebbe rendere le persone meno “altruiste” perchè in un certo senso soddisferebbe il naturale desiderio di rimanere in contatto con gli altri, e, una volta che questo desiderio è stato appunto soddisfatto parlando al telefonino, si ridurrebbe la naturale tendenza all’empatia e la voglia di adoperarsi per aiutare gli altri.
La professoressa Rosellina Ferraro, autrice dello studio, ha spiegato: “Il telefono cellulare evoca direttamente la sensazione di essere connessi con gli altri, in tal modo viene soddisfatto il bisogno umano fondamentale di appartenenza”.

Mobile e stress
Uno studio del 2011 del Center for Media dell’Università del Maryland ha dimostrato che i ragazzi che rimangono per sole 24 ore senza smartphone cominciano a sviluppare segni di stress e ansia.
Secondo un recente studio effettuato da British Psychological Society’s Division dell’università di Worcester il grado di stress aumenta in funzione di quante volte l’utente controlla il proprio device.
Secondo lo studio, le persone analizzate hanno acquistato uno smartphone per migliorare la qualità della vita ma in breve tempo hanno sviluppato una vera e propria tensione generata dal fatto di stare dietro ai vari Social Network che, attraverso qualsiasi smartphone, costantemente inviano informazioni agli utenti.connect1
Nomofobia
La paura di essere sconnessi dal mondo, di essere fuori dalla rete e dai social perchè non si ha il proprio telefono con sè o si sia in un posto dove questi non abbiano campo sufficiente.
Uno studio ha infatti rilevato che quasi il 53 % degli utenti di telefono cellulare in Gran Bretagna tendono a mostrare uno stato ansioso quando “perdono il loro cellulare, esauriscono la batteria o il credito residuo o non hanno copertura di rete”


Conclusioni

“”Per gli esperti – scrive Linda – non è solo cattiva educazione, ma un fenomeno d’involuzione sociale. Il rischio  è quello che il mobile diventi un mezzo abituale per gestire tutte le relazioni in modo surreale, e che il suo iper-utilizzo si tramuti in vera e propria dipendenza.”

Parliamone…
Che ne pensate? Forse sarebbe bello che si lavorasse meglio e di più sulla presa di coscienza di questi temi legati ai rischi del mobile e magari qualche ente  cogliesse l’occasione per qualche “esperimento sociale” …qualche idea?

Se anche a voi vibra la tasca anche quando il telefonino dentro non c’è… lasciatemi un messaggio e condividete!

CLASS CNBC, Missione Risparmio: il mio intervento sulla privacy

Missione RisparmioAl minuto 41:00 parlo di privacy e per completezza (visto che nei cartelli non è stato riportato) i dati che commento sono tratti dall’ultimo libro di Antonio de Nardis, “La tua reputazione su Google e i Social Media” che ringrazio.

Per ulteriori info vi rimando a: www.sosreputazioneweb.it

Nuove Segmentazioni e Push marketing

Sono al convegno “Convegno “Consumatori convergenti: nuove esperienze mediali, nuova segmentazione” organizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano.
Dopo l’intervento del professor Noci (su twitter con l’hashtag #conme12) la riflessione che faccio è che tutta la discussione sulla difficoltà di segmentare l’individuo secondo i vecchi parametri socio-demo soffre ancora di un approccio mentale focalizzato sul marketing push e la pubblicità interruttiva.
Secondo me tutto è pull invece oggi, anche la televisione, in un certo senso.
Oggi guardare la televisione è una scelta dell’utente di un atteggiamento passivo, che puó essere interrotto dalla pubblicità tradizionale.
Ma se il messaggio interruttivo non è coerente o efficace, il telespettatore passivo può prendere in mano il proprio device interattivo (smartphone, ipad, pc) e trasformarsi immediatamente in soggetto attivo.
Inbound, pull, behavioural significa centralità del contenuto e della contestualizzazione.
Insomma la logica prevalente deve uscire dalla metafora militare (target/segmento/impatto). Quindi non credo che la soluzione sia sostituire una segmentazione socio-demo ad una segmentazione per micro-contesti.
Forse bisogna avere il coraggio di abbandonare le segmentazioni e sposare altre logiche di contestualizzazione dei messaggi e di calcolo quantitativo/analytics Cross-mediale.
Anche il digital marketing in questo senso è da rivedere: in quali casi non ha più senso vendere banner ad impression?

Addendum post-convegno:
Il messaggio forte sulla necessità di superare la classica clusterizzazione socio-demo è assolutamente giusta. Inoltre la cosa che, ripensando al tutto, ho trovato estremamente interessante della nuova segmentazione proposta da Giuliano Noci, sono i parametri con cui si definiscono i contesti:

  • Attenzione
  • Motivazioni
  • Multitasking Mediale
  • Potenziale di Viralità

Sono elementi che sicuramente sono alla base di una nuova impostazione della pianificazione mediatica e spero di vedere presto approfondimenti dal Laboratorio che è stato lanciato oggi. aggiornerò ulteriormente il post alla pubblicazione degli atti.

Dall’Internet of Things all’Internet of EVERYTHING

ALLJOYN
Fra le cose più interessanti in questi giorni al World Mobile Congress c’è l’area dimostrativa della Qualcomm dedicata all’Internet of Everything.
Il tema, quindi, è quello dell’internet of thing visto come ecosistema di oggetti, elettrodomestici e sistemi operativi che devono non soltanto potersi parlare fra di loro ma anche essere comandati centralmente.
Fra le superpotenze della tecnologia di cui la Qualcomm fa parte, infatti è in atto una corsa per affermare sul mercato i propri standard di interoperatività.
Qui al WMC 2013, Qualcomm propone ai costruttori di elettrodomestici l’SDK di un proprio chip wifi e l’utilizzo del application development framework open-source Alljoyn che offre l’interoperabilità peer-to-peer e device-to-device di praticamente tutti i principali sistemi operativi sul mercato (iOS, Microsoft, Android compresi) oltre che di apps e giochi per garantire l’interazione in prossimità di praticamente “tutto”, da cui il nome Internet of everything.
Il risultato?
Con un’app riconosco gli oggetti di casa e mentre comando alla macchina del caffè di farmi, ad una certa ora, il caffè secondo le specifiche che voglio, mi siedo davanti alla televisione. quando il caffè è pronto un messaggio mi appare sullo schermo del televisore, o sul tablet, o sull’orologio appeso alla parete… vedi il video qui sotto.

Missione Risparmio Class CNBC: commento al voto delle Politiche 2013

Ecco il video della maratona elettorale post-voto politiche 2013.

Il mio intervento su come sono stati usati i social lo trovate al minuto 50’26’‘. Grazie a Matteo Flora e a TheFool per avermi dato puntualmente dei dati interessanti su cui ragionare.

 

Burberry e la Responsive Customer Experience

Come anticipavo all’Osservatorio Multicanalità 2012, dello scorso dicembre, l’insieme di questi fattori:

1) l’affermazione dell’internet of things (inteso anche come capacità di ogni prodotto fisico di essere portatore di informazioni e servizi)
2) nuove e più ampie strategie di digital storytelling (vedi questa serie di video della Coca-cola)
3) real-time analytics e sensori applicati anche agli ambienti fisici
4) un nuovo rapporto fra online e offline Point od Purchase
sta comportando un ripensamento innovativo dell’esperienza degli utenti-consumatori.
Uno degli esperiementi più interessanti lo sta compiendo Burberry, un marchio che sta spendendo da anni oltre il 60% del suo budget nel digitale. Continua a leggere

Cos’è e a cosa serva una Brand Community

Ho partecipato lo scorso 24 Settembre alla Social Media Week di Torino e per l’occasione mi è piaciuto organizzare con i colleghi di Duepuntozero di Doxa un convegno sulle Brand Community dal titolo: “Macro-trend 2013: sempre più brand community”

La miglior sintesi della premessa la copio dal blog di Connexia, innovationcloud.it

“Sono 8 milioni gli italiani con accesso a internet che si relazionano abitualmente con lecommunity legate a brand o aziende e 1 milione e mezzo di loro vi fanno visita quotidianamente. Nonostante l’attenzione delle aziende e degli utenti si concentri al momento prevalentemente su Facebook, si registra per i brand un valore percepito più alto tra gli iscritti alle community di marca, sia per quanto concerne i valori della marca che le opportunità di business.

Sono i numeri che emergono dalla ricerca condotta da Duepuntozero Research e Connexia, presentati questa mattina alla Social Media Week di Torino nel corso del convegno ”Macro-trend 2013: sempre più brand community. La gestione delle relazioni digitali per innovare i brand attraverso processi di co-creazione”.

Ecco la mia presentazione alla social media week del 24 Settembre.

e il video completo dell’evento

Reti sociali, storytelling e reputazione

Ho partecipato stamattina al convegno del Forum della Comunicazione di Roma dal titolo “RETI SOCIALI, STORYTELLING E REPUTAZIONE: come si ridefiniscono le PR nell’era dell’always on.”

Qui sotto le slide presentate, anche se il blog ha ormai il ritmo di aggiornamento della comunicazione via piccione al tempo delle guerre puniche…. magari torneranno utili a qualcuno.

Più che un blog, un bollettino… Forum della Comunicazione di Milano

Non faccio altro che riportare in questo blog i miei interventi in questo o quell’evento. Probabilmente è perchè in uno speech riassumi molto della tua visione e del tuo pensiero e mi piace tenerne traccia.

Magari tornerò ad avere un po’ di tempo nei prossimi mesi, ma per ora è tutto quanto posso fare per aggiornare minimamente il blog…

Siccome Comunika Tv, che ringrazio per avermi pubblicato, non permette di embeddare i video (né di condividere su facebook…), l’unico modo per riportare il mio intervento al Forum della Comunicazione 2010 a Milano al convegno “Influencers marketing: come capitalizzare il social networking” è riportare qui sotto uno screenshot del sito.

La domanda è questa: quanti dei miei fan sono anche miei clienti?? l’azienda che sa rispondere alzi la mano.

La mia presentazione all’Osservatorio Multicanalità 2010

Rimando alla pagina ufficiale per tutti gli atti del convegno e pubblico qui sotto la mia presentazione.

La riproduzione dello streaming del video è visibile qui (purtroppo non si vedono le slide).

Grazie ai quasi 600 presenti e oltre 650 collegati in streaming è stata per me una grande emozione.