Social Media: causa o effetto del bisogno di vere relazioni ?

Andrea mi ha segnalato un articolo interessante e paranoico su Facebook, visto come un’arma dell’establishment per lucrare anche sull’amicizia, scritto da Tom Hodgkinson

http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook

Eccone uno stralcio, ma vale la pena leggerlo tutto:

“Facebook appeals to a kind of vanity and self-importance in us, too. If I
put up a flattering picture of myself with a list of my favourite things, I
can construct an artificial representation of who I am in order to get sex
or approval. (“I like Facebook,” said another friend. “I got a shag out of
it.”) ”

e poi anche

“Clearly, Facebook is another uber-capitalist experiment: can you make money
out of friendship? Can you create communities free of national boundaries –
and then sell Coca-Cola to them? Facebook is profoundly uncreative. It makes
nothing at all. It simply mediates in relationships that were happening
anyway. ”

Il tema che mi colpisce di più, a parte gli aspetti imprenditoriali approfonditi dall’autore, è sempre quello relativo alle relazioni. Ogni giorno mi trovo a promuovere un’idea di Internet come di un sistema relazionale complesso ed efficace. Credo che questo sia vero ma bisogna intendersi sull’essenza stessa delle relazioni interpersonali nel mondo moderno.

Questo è uno dei temi maggiormente dibattuti da tempo e che solo in parte riguarda l’utilizzo dei Social Network anche se è chiaro che femomeni come Facebook amplificano esponenzialmente l’eco del problema dell’incomunicabilità.

facebook_getty_2

Ad ascoltare il parere autorevole di molti sociologi (vedi Bauman) sembra quasi che qualsiasi cosa facciamo, in qualsiasi modo lo facciamo, sia effettivamente impossibile per noi (uomini post-moderni…) affermarci come personalità solide, materiche, definite, costretti come siamo in una immanente “liquidità” che coivolge anche il nostro essere. Una relazione, l’amore stesso, non sono altro che atti di estrema fiducia che decidiamo di compiere verso un “altro da sè” ineffabile, inconoscibile.

Ognuno di noi ha la propria esperienza e la mia mi porta a dire che i Social Network hanno migliorato le mie relazioni, dandomi maggiori occasioni e argomenti di contatto con le persone che mi stanno attorno. Non posso però evitare di chiedermi se tenere un blog, avere circa 12 profili in altrettanti social network, etc non sia anche per me semplicemente uno strumento per affermare la mia personalità. Sono veramente io quello che appare su Internet?

Di nuovo andiamo a chiedere aiuto al buon vecchio Pirandello, che non conosceva i Social Network, ma metteva l’accendo sull’impossibilità di una conoscenza reale della persona.  Avevo già scritto su questo tema qui.

In un mondo sempre più interconnesso, in cui “nessuno è un’isola”, come ognuno di noi può definire se stesso se non in funzione del proprio ruolo sociale? Sta di fatto però che il successo del web 2.0 e di fenomeni come facebook è una conseguenza e non una causa di questa indeterminatezza insita nell’uomo moderno. Anzi forse è una strada per superarla, nel momento in cui imparassimo ad usare efficacemente questi strumenti.

4 thoughts on “Social Media: causa o effetto del bisogno di vere relazioni ?

  1. Penso che l’unità, come categoria per definire l’individuo, sia un concetto alquanto anacronistico, già dagli inizi del ‘900. Non è detto che l’ambiente “liquido” del web, che ha accelerato la frammentazione dell’individuo, non abbia in se gli strumenti di una possibile ricomposizione delle identità. Basti ripensare alla personalità come un puzzle di presenze più o meno virtuali che trovano senso nell’aggregazione in questo o quel contesto. Nessuno è un’isola, ora, perchè dovrebbero esserlo le manifestazioni della propria personalità?

  2. Luca,
    è assolutamente vero quello che dici, l’immagine del puzzle è molto calzante. Tu dai a questa frammentazione un connotato positivo, mi sembra di capire. Io ancora non ne sono sicuro. Ho idea che per molti, meno nativamente “liquidi”, sia sintomatica di una insicurezza interiore. Prendere decisioni, compiere scelte morali o etiche, come sarebbe possibile senza ricondurle ad una visione unitaria di se stessi? E’ un bel tema,no? 🙂

  3. Positivo o meno è il mondo in cui viviamo, non ci si può tornare indietro, quantomeno arroccarsi in posizioni protezionistiche. Indipendentemente dal momento, ogni paradigma culturale implica il suo stesso superamento, cambiano solo i presupposti da cui il tutto ha inizio, economia, tecnologia, politica. L’insicurezza è sintomo di una matrice culturale alla quale non si appartiene o che richiede uno sforzo cognitivo eccessivo per starne al passo.

    Tengo sempre presente, anche per affinità di studi, i processi che hanno portato al passaggio dalla pergamena, al codex, al libro stampato ell’ebook. Rivoluzioni difficili da fare proprie, ma si sa, le rivoluzioni hanno bisogno di tempo per essere accettate, condivise e poi dimenticate.

  4. bravo, sei un filosofo! mai sare per scontati cause e effetti.
    e se FaceBook è un esperimento capitalista allora lo sono anche i lunapark e i ristoranti.
    Quale elemento di conoscenza porta una considerazione del genere?

    Il tuo blog sembra interessante, bravo giuvan. Mi spiace che non potrò venire all’incontro, mi sa che la mattina avrò prove.

    Comunque non ho un account facebook, sarà per quello che non riesco a trovare un batterista a Milano?
    ciao,
    Mark

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